Vorrei ricordare Carmelo Bene a dieci anni dalla sua morte

(con data)

Moderatore: Claudio

Regole del forum
1. Postare un solo evento per messaggio, indicando Titolo, Chi tiene il corso, Data, Luogo.
2. Il luogo va indicato nel titolo.
3. Nella data indicare sempre l'anno
Rispondi
Mauro PULIANI
Messaggi: 1
Iscritto il: 12/03/2012, 9:22

Vorrei ricordare Carmelo Bene a dieci anni dalla sua morte

Messaggio da Mauro PULIANI » 12/03/2012, 9:35

Per Carmelo Bene e per me.

Carmelo (Pompilio Realino Antonio) Bene era nato a Campi Salentina, Lecce, Italia, Europa, l'ombelico del mondo cioè del teatro, il 1º settembre 1937 – ed è morto a Roma, il 16 marzo 2002; ma morto? Qualcuno si chiede è morto veramente? O è solo “uscito di scena” come solo lui sapeva fare. Geniale e folgorante come era, ha scelto come epitaffio per la sua tomba “Carmelo Bene è morto nel 1937 a Campi Salentina non è mai nato:”
Lo abbiamo molto amato; molto. E' stato attore, drammaturgo, regista, scrittore e poeta, è stato un pezzo del Teatro del novecento anzi è stato per noi il novecento a teatro.
Io lo ho scoperto nel 1969, ero adolescente, poco più che bambino, Carmelo aveva già alle spalle le esperienze teatrali degli anni sessanta del “Teatro delle Muse” del “Beat 72” era già idolatrato da Arbasino, Flaiano, John Francis Lane, Alberto Moravia che stravedevano per lui, al Teatro dei Satiri aveva già dato la sua “Salomè” da Oscar Wilde (con lo "straordinario" Franco Citti nei panni di Giovanni Battista) e aveva già scritto “Nostra Signora dei Turchi”, nel 1968 Pier Paolo Pasolini lo aveva invitato a partecipare al suo film Edipo Re. Che proiettammo nel nostro piccolo cineforum del'”Enrico Fermi” a Frascati alla prima occupazione dell'Istituto (poi dicono che le occupazioni non servono a niente) per questo noi giovani, giovanissimi “antagonisti” lo conoscemmo, lo riconoscemmo; ma Carmelo all'edizione del 1968 aveva già presentato come una bomba, alla mostra del Cinema di Venezia “Nostra Signora” si era in piena contestazione. (e poi noi in seguito vedemmo il film a Roma al “Nuovo Olimpia” you know Nuovo Olimpia?) e così lo seguimmo nei pochi film successivi che fece, ci chiedevamo è avanguardia? E' sperimentazione? È un precorritore dei tempi? “Sud del Sud dei Santi” “Capricci” “Don Giovanni” “Salomè” “Un Amleto di meno”. Inaccessibili, senza trama, costruiti su frammenti di testi esistenti e/o inesistenti, e filmati quasi a caso, con canzonette stupidissime e arie di opere liriche, e gelatine colorate sull'obiettivo, e fondi di bicchiere, e perline e corpi di attori, e luce e buio. Bene faceva tutto, di tutto, doppiaggio montaggio, tutto, si diceva che se fosse stato possibile sarebbe andato anche in sala al proiettore. Poi di colpo abbandonò il cinema; veramente, non fece mai più un film e aveva solo 37 anni. Lo riscoprimmo in TV nel 1974 (la TV democristiana di Bernabei you know Bernabei?) in una strepitosa lettura dei poeti rivoluzionari russi “Quattro diversi modi di morire in/Versi” e l'anno dopo in un “L'Amleto” televisivo che metteva i brividi, in bianco e nero con la sua presenza in video straordinaria, un attore-macchina come diceva Lui, e la voce, la sua voce che cambiava di timbro spesso e a me sembrava anche volentieri, e che usciva (ma come faceva?) da quel fiume di alcool che trangugiava e dalle cento Gitanes che fumava. Gli usi e gli abusi di Carmelo.
Poi il Teatro il grande, il grandissimo “Teatro” di Carmelo Bene che è sempre stato contro il teatro di testo, del testo, Carmelo si schiera per un teatro da lui definito "scrittura di scena" un teatro del dire e non del detto, del già detto. Con il ritorno al teatro, Carmelo Bene ottenne un vero trionfo, (almeno per noi). L'Attore artefice di tutto. E chissenefrega delle tante polemiche, dei clamori, degli odi, dei contrasti delle discussioni, delle clamorose polemiche che suscitava e chissenefrega delle sue intemperanze caratteriali che cominciano a far saltare gli spettacoli. Chissenefrega dei 4 by-pass, chissenefrega dei suoi litigi con i critici, con le mogli (forse non tutti sanno che gli morì Alessandro un figlioletto in tenera età) e vere colluttazioni con il pubblico. Chissenefrega dei vari malanni fisici e degli abusi, chissenefrega se il padre, in combutta con un primario, arriva a farlo internare in manicomio per un paio di settimane, a noi basta che prosegua forsennato, anche se in modo discontinuo, a calpestare le scene teatrali.
Successo strepitoso in Francia al prestigiosissimo Opèra-Comique al Festival d’Automne.
In Teatro, venne anche “Nostra Signora dei Turchi” 25 repliche romane. (Il suo capolavoro?)
(“La poesia è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza. È l'abisso che scinde orale e scritto.”)
I superbi “La cena delle beffe” da Sem Benelli (1974), “Romeo e Giulietta” da Shakespeare (1976),
Il poi il suo S.A.D.E. che viene fatto sospendere dal questore di Milano per oscenità, (provvedimento motivato apparentemente dalla presenza di nudi femminili sul palcoscenico) Noi a Roma S.A.D.E. “ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della Gendarmeria salentina” lo vedemmo nelle poche repliche concesse al Quirino, splendide le signore ingioiellate e impellicciate che non potevano farcela a guardare Carmelo che toccandosi per tutto il tempo dello spettacolo con una mano in tasca ai pantaloni, il cui movimento produceva il tintinnio di sonanti denari, cercava un orgasmo che non arrivava mai, con il servo masochista che ha la fregole di soddisfare il suo padrone ad ogni costo (vi ricorda qualcosa, sesso, soldi, potere? Era il 1974) Certo Cosimo Cinieri pareva aver voglia di fare altro, della signora Mancinelli non si vedeva che il giovane seno, certo l'orchestra suonava, si fa per dire, in playback e le femministe inferocite, compresa quella che diventerà poi mia moglie, tiravano uova marce e contestavano, ma quando Carmelo si impadroniva con la sua voce del teatro e della nostra attenzione, tutto passava.
Noi facemmo un tifo da stadio.
Qui sentiamo la voce di Carmelo in S.A.D.E
http://www.youtube.com/watch?v=5sv2PWvBmbo
(“Piangevano lacrime silenziose. Sentivano che non ero più lo stesso. Che ero
diventato inferiore alla mia identità. Avrebbero voluto conoscere quale funesta
risoluzione m’aveva precipitato sulla terra ad assaporare effimere voluttà ch’essi
disprezzano profondamente”)
Poi gli spettacoli concerto nel '79 alla Scala di Milano con “Manfred” e la musica Robert Schumann. Nell'ottanta lo Spettacolo-Concerto Majakovskij al Teatro Morlacchi di Perugia e l'”Hyperion” uno spettacolo teatrale e sinfonico che Carmelo Bene definisce "degenere".
Nel 1981, con la Lectura Dantis dalla Torre degli Asinelli di Bologna, porta la lettura della Divina Commedia davanti ad un pubblico di oltre centomila persone, in occasione del primo anniversario della strage della stazione di Bologna La Lectura Dantis per voce solista vent'anni prima di Roberto. (“Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel "buffo", ma lasciamo stare il "comico". I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.”)
Nel 1983 rappresenta (si fa per dire) “Macbeth” al Teatro Lirico di Milano, L'”Egmont” visto in Piazza Campidoglio a Roma; L'Egmont (un ritratto di Goethe) è anche questo uno spettacolo teatrale e sinfonico diretto e interpretato da Carmelo Bene, con musiche adattate di Beethoven.
l'”Adelchi” nel 1984 al Teatro Lirico di Milano; la seconda edizione di Otello nel 1985 al Teatro Verdi di Pisa; il “Lorenzaccio” nel 1986 al Ridotto del Teatro Comunale di Firenze.
Il Grande Teatro di Carmelo Bene il TEATRO Senza SPETTACOLO.
(“Ciò che nel linguaggio meglio si comprende non è la parola, bensì il tono, l’intensità, la modulazione, il ritmo con cui una serie di parole vengono pronunciate. Insomma la musica che sta dietro le parole, la passione dietro questa musica, la personalità dietro questa passione: quindi tutto quanto non può essere scritto. Per questo lo scrivere ha così poca importanza”).
Carmelo Bene sosteneva di trovarsi sempre davanti ad una "platea di morti" e di essere lui stesso presente - assente. Eccolo il centro della riflessione e della ricerca di BENE questa drastica riconsiderazione del linguaggio e della comunicazione in genere. "Egli applica ai suoi spettacoli teatrali la stessa erudizione, lo stesso impegno teoretico, la stessa energia mentale che il filosofo dimostra nei suoi trattati.”
Il 12 settembre del 1987 Carmelo Bene è a Recanati per recitare i Canti di Leopardi
http://viadellebelledonne.wordpress.com ... -leopardi/
qui possiamo sentirlo mentre recita l'”Infinito” (voi siete quelli seduti sulla panchina insieme a Giacomo.)
http://www.youtube.com/watch?v=y7PaXzp2 ... re=related qui ci spiega e si domanda “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?”
Dolce e chiara è la notte e senza vento, qui:
http://mmusicz.com/video/aKYA8A-WQb0/La ... Festa.html
E poi debutta nel “suo” Teatro Piccinini di Bari con “Hommelette for Hamlet”. http://www.youtube.com/watch?v=YuylBq9jPUI
qui possiamo ascoltarlo, attenzione ai brividi, in “Hommelet for Hamlet, operetta inqualificabile” il titolo e la regia sono di Carmelo Bene, opera tratta dall'Amleto di Shakespeare e dal racconto “Amleto ovvero le conseguenze della pietà filiale” di Jules Laforgue. Mai nessuno aveva interpretato il testo di Shakespeare in quel modo. Amleto/Bene recitava le parti più importanti della pièce senza alcuna importanza, o addirittura, come nel caso del' "essere o non essere", la recita era rimandata ad un altro attore, che gli faceva da alter ego. (“Povero pallido individuccio | che non crede che al suo io che a tempo perso | Vidi svanire la mia fidanzata | portata via dal corso delle cose | Così lo spino vede sfogliarsi | col pretesto che è sera | le sue più belle rose”)
Una volta a Bologna al Teatro Duse: Carmelo Bene, in scena con Macbeth, compare in accappatoio sul palcoscenico annunciando che ha deciso, quella sera, di archiviare Shakespeare e di offrire un recital di poesie di Dino Campana. Parte del pubblico applaude, altri fischiano, alcuni spettatori altercano, grida di “bravo” si mescolano ad insulti, il teatro è tutto un subbuglio.
Pietrangelo Buttafuoco racconta di quella volta nel'83 di come quando, arrivando a Catania, all’aeroporto venne accolto dalle telecamere dei TG locali per via del furto del tir che trasportava la strumentazione per lo spettacolo (un sublime uno-due Hölderlin-Leopardi, dal titolo «…mi presero gli occhi»). I giornalisti lo seguivano e lo accusavano di essere ubriaco (eventualità niente affatto da escludere) lui era come una belva quando infine, nel guizzo, afferrò con le mani l’occhio di una telecamera e — col tono di chi parla al diavolo — disse: perentorio: «Nitto, fammi ritrovare il tir». E quel Nitto era Santapaola, il capomafia, che non sapeva nulla di Bene, eppure il tir venne fatto ritrovare, forse al prezzo di qualche biglietto omaggio; solo che i malcapitati picciotti, seduti in sala, non sapevano di tutto quell’irredimibile quell'irrecuperabile, e al chiudersi del sipario sul sussurro di Carmelo «…e mi presero gli occhi!», si alzarono e dissero agli spettatori: «…e vi fotterono cinquantamila lire!». Nel 1988 Carmelo Bene viene nominato clamorosamente direttore artistico della sezione teatro della Biennale di Venezia, suscitando non poche polemiche, finendo poi per degenerare il tutto in querele e contro-querele, ricorsi, per un'intricata faccenda di competenze e responsabilità, e addirittura di appropriazione indebita di opere d'arte.
Poi arrivò Pinocchio il “Pinocchio” di Carmelo Bene. Un assoluto capolavoro della voce. L'affollato mondo di Pinocchio è rappresentato con forza unica da Carmelo Bene che "canta" e simula i diversi personaggi del racconto: Lucignolo, il Grillo Parlante, il Gatto, la Volpe, Mangiafuoco, Geppetto... Inutile dire che la Voce di Carmelo Bene, presente come in una confessione o estranea come un segnale angelico, alta o bassissima, solenne o rabbiosa che sia, è l'indiscussa protagonista. Noi lo vedemmo al Quirino a Roma qui: http://www.youtube.com/watch?v=_9SO45ECPQ0 possiamo vedere e sentire la scena finale.
(“Se qualcuno ha potuto definire la phonè una dialettica del pensiero, nego di aver qualcosa a che fare con la phonè. Io cerco il vuoto, che è la fine di ogni arte, di ogni storia, di ogni mondo”) infatti alcune voci erano in Playback, ricordo mia moglie a teatro esterrefatta, ancora oggi stenta a crederlo. A teatro in Playback. Ma c'erano nell'opera effetti di mirabile, stralunato, straziante lirismo. Uno spettacolo definitivo, una pietra miliare del nostro teatro d'ogni tempo. Scrive Gilles Deleuze: "[il playback] non è mai stato un mezzo di comodità o di facilità, bensì uno strumento di creazione". Ancora, di nuovo, c'è la sparizione del fanciullo, Pinocchio e Carmelo Bene in lotta con l'adulto che viene segnato dalla vita quotidiana. La signora Mancinelli ricorda « ... veniva catapultato in platea, da un'altalena gigantesca, dalla graticcia andava a finire a metà platea del Quirino, con i fari che si accendevano (bianco, rosso e verde) [....]. Insomma, era un teatro che non aveva niente a che vedere con [...] le altre persone che hanno fatto teatro d'avanguardia con quello che aveva fatto lui. Non ho visto mai niente di simile » Noi neppure signora noi neppure.
Giuliana Rossi racconta di una sera, durante una replica della Salomè, gli attori non si presentarono. Il motivo era dovuto al fatto che Carmelo non li pagava, li trattava malissimo e loro per reazione scioperarono. Addirittura, l'attrice che interpretava il personaggio di Salomè, si portò via un misero giradischi che aveva prestato per lo spettacolo. Carmelo quella sera fu costretto a mandare in scena solo una signora che per tutto lo spettacolo camminò a quattro zampe. L'esibizione durò trentacinque minuti e quella volta i critici stranamente scrissero delle recensioni positive.
A ragione Carmelo “Il pensiero è un risultato del linguaggio”
Nel marzo 1992, stando alle cronache, Carmelo Bene percosse l'ultima moglie Raffaella Baracchi , incinta all'ottavo mese, per fortuna l'ex miss Italia e la sua bimba a cui verrà imposto il nome di Salomè non subirono conseguenze. Poi insultò i carabinieri che vennero a prenderlo.
L'ultima volta che lo ho visto non era in buona forma, pieno di acciacchi e di abusi e di interventi chirurgici subiti, al teatro Vittoria a Roma nel 1995 al Maurizio Costanzo Show, ricordo che feci carte false (letteralmente) per ottenere un invito tra il pubblico. Carmelo Bene partecipava al "Maurizio Costanzo Show" nella serie "Uno contro tutti". Un pubblico in pellegrinaggio commosso (come me) ma fatto anche dalle massaie così care a Costanzo e poi una variegata fauna di intervistatori-inquisitori, dal filosofo, al giornalista, dall'attricetta in cerca di visibilità alla giovane giornalista bionda che insultandolo pensava di raggiungere il quarto d'ora di celebrità, dal giovane satanista dichiarato, al moralista progressista che non aveva mai visto ne sentito niente di Carmelo. E lui “ («Occhio zombie che stasera vi spacco il cervello») ad una giornalista della “Stampa” bionda (“Nietzsche è impazzito, ma se l'è meritato. Qui invece di pazzi ne abbiamo fin troppi che non se lo sono sudato, non se lo sono guadagnato. Questo è il discorso. E sono squallidi, mediocri. Come i nostri governanti, i vostri governanti). Tutti contro colui che affermava di non esistere. «È inutile, io non esisto: perché fare domande?».
Ma non era in buona forma no, aveva un gilet nero su di una camicia e pantaloni jeans, un genio naturalmente, ma non in buona forma, e pensare che su quell'incontro qualcuno ci ha fatto pure una tesi di Laurea, era punzecchiato da nani e ballerine esponenti di quel clima (culturale?) gaudente e cortigiano che si stava formando, caratterizzato dal benessere diffuso (il loro), dal rampantismo arrivista dei ceti sociali emergenti e dall'immagine "alla moda". E quasi mi guardava mentre ascoltavo assorto, e mi diceva e ci diceva (nel '95 avevo quarant'anni): (“Disprezzo i giovani di questi ultimi trent'anni. Tutto il lager schiamazzante delle rivolte studentesche. Questa sciagurata età (tutt'altro che oisive) pericolosamente volitiva. Mummie foruncolosi e imbellettate che, con la scusa di rivendicare e accantonare un mutamento, una riforma o altro, nidificano nell'autoconservazione. Questa perpetua assemblea è il comfort della bestialità del branco. Di giovinazzi e giovinazze che, invece di sequestrare se stessi, "desiderando" (è l'etimo di "studio") e progettando in tutto privato, s'illudono di "okkupare" una scuola pubblica allo scopo cretinissimo di conferirle "dignità" ed "efficacia" innovativa.”)
Invece il suo “Viale del Tramonto” ha coinciso con la fine di quell’effervescenza politica, sociale e culturale e antagonista che per oltre un ventennio ha reso vivo questo Paese. Edward Weston una volta disse che gli artisti decodificano la realtà che li circonda e forse, visto che Paese di Merda siamo diventati, sta proprio qui la spiegazione della sua “uscita di scena.”
Il suo sodale e complice di tanti anni l'ottantaquattrenne Edoardo Fadini critico teatrale dell'Unità e di Rinascita, che ha scritto la prefazione delle 1500 pagine delle “Opere Complete” di Bene dice che Carmelo manca di più a chi non lo ha conosciuto, a chi non lo ha visto in scena, che a noi, manca di più a chi non ha abitato la sua voce che era una sinfonia di voci che a noi, manca di più a chi non si è trovato mai di fronte al suo essere macchina attoriale, che a noi che lo abbiamo amato.
Ma non dategli retta gli intellettuali sono tutti bugiardi :oops:

Rispondi